Il 19 luglio, in occasione del Lunga Vita Festival, Elisabetta Pozzi sarà Cassandra.
Una delle poche attrici italiane in grado di dare voce alle grandi figure della drammaturgia attica, farà rivivere il mito di Cassandra nello spettacolo, scritto insieme a Massimo Fini, Cassandra o del Tempo Divorato

Cassandra è la profetessa troiana a cui Apollo ha dato il dono di prevedere il futuro, e insieme, la condanna a non essere creduta, perché si era rifiutata di concedersi a lui. E’ una delle più tragiche figure femminili del mito greco. Vedere, sapere, provare ad aprire gli occhi a chi non vede ma decide di restare cieco per arroganza, sentirsi impotente davanti ad una tragedia che sai di poter evitare, il profondo senso di solitudine che deriva dal peso della conoscenza: tutto questo lo ritroviamo nella Cassandra alla quale da voce Elisabetta Pozzi. Una Cassandra che si arricchisce delle sfumature che nei secoli le hanno dato, dopo Omero, i grandi tragediografi classici come Eschilo, Euripide e Seneca, e autori più recenti, come Christa Wolf, Ghiannis Ritsos e Wislawa Szymborska.

Cassandra o del tempo divorato. Cosa significa tempo divorato? Divorato è un termine che usa molto Massimo Fini, filosofo, giornalista, saggista, scrittore, con il quale ho collaborato per la stesura di questa drammaturgia di Cassandra. E’ una drammaturgia contemporanea, che parte dalla Cassandra classica per parlare in realtà di quello che sta accadendo oggi. Questa accezione del tempo divorato è stata un’idea di Massimo: lui sostiene, e questo è uno dei messaggi principali dello spettacolo, che vivendo con i ritmi che l’Occidente sta imponendo, non resta molto tempo per parlare di futuro. Perché il tempo ormai è stato divorato. Noi stessi non abbiamo più la concezione del tempo ed è come se il tempo ci fosse stato rubato.

Cassandra ha il dono della profezia e le è consentito non solo di conoscere il futuro, ma anche il passato. E’ stato detto che dice se vuoi conoscere le cause che hai messo nel passato, devi guardare gli effetti del presente e, se vuoi vedere gli effetti che avrai nel futuro, devi guarda le cause che stai mettendo ora. Cassandra fa questo?   Una frase che viene detta in scena è: il futuro ha le sue radici nel passato e il suo seme è un istante del presente. Una frase che esprime un concetto molto simile. Non c’è nulla di non legato e conseguente, ogni evento è concatenato ad un altro.
La Cassandra che porto in scena, comunque, si discosta dal testo classico. Siamo di fronte ad un puzzle di storie che originano dal mito classico, come ci viene raccontato da Omero, Virgilio, Seneca, Euripide, Eschilo, ma è un personaggio totalmente rielaborato e che passa anche per molti autori moderni. Resta solo l’archetipo della Cassandra ma non è più quella del mito. Nel mio spettacolo Cassandra è un essere umano che vive nell’oggi, nel contemporaneo, che ha deciso di guardare quello che sta accadendo e, conoscendo quello che è stato, può tranquillamente profetizzare quello che può avvenire in un futuro più o meno prossimo.

Quindi non abbiamo bisogno di un Apollo che ci dia qualche dote magica?
Esatto, diciamo che nell’antichità questi eventi venivano rappresentati usando delle divinità. Ogni momento della vita, ogni evento e anche ogni passione, veniva rappresentata con l’immagine di un dio. Noi oggi abbiamo altri strumenti di analisi, ma per loro era più semplice fare così.

Flaubert diceva che Medea siamo noi. Siamo noi anche Cassandra, Antigone o altre grandi figure archetipiche che il mondo classico ci ha tramandato?   Sì. Se attingiamo alla mitologia classica, ci rendiamo conto che ogni cosa è già stata detta e ogni essere umano già rappresentato. Troviamo tutto in quelle 27 tragedie che sono arrivate fino a noi, senza contare la grande opera di Omero. Il punto, infatti, non è pensare a quanto siano reali, a quanto fossero compatibili con quell’epoca, ma al fatto che sono personaggi archetipici, che raccontano ben altro oltre alla loro storia: parlano delle infinite sfaccettature dell’essenza umana. La stessa Cassandra è una personaggio che è diventato un archetipo più che un mito.

La tua Cassandra viaggia nei secoli attraverso il racconto di vari autori, arrivando a noi come un archetipo. E’ una donna che dice la verità ma non viene ascoltata, vede ciò che realmente accade, è una donna che viene violentata, presa e portata via dal suo oikos, dalla sua casa, dal suo mondo e portata in un altro Paese, con gente diversa, usi e costumi diversi; non viene accettata e alla fine viene uccisa. Direi una donna estremamente attuale…
Sì, in questi termini è un personaggio molto attuale. Vive una storia che oggi, purtroppo, è all’ordine del giorno, ma è sempre stato così: è la storia dell’essere umano in balìa della follia del genere umano; in balìa del furore e della follia di coloro che non sanno quello che fanno. È qualche cosa di orribile, di straziante e terribile che fa parte di tempi gravi che non hanno mai smesso di esistere e che ora si ripropongono. Non c’è nulla di nuovo. Cassandra, oggi, possiamo essere noi stessi nel momento in cui decidiamo di vedere e di agire, prendere una strada piuttosto che un’altra. Questo potrebbe aiutare l’umanità, ma oramai siamo dentro ad un baratro, siamo già dentro ad una discesa che ci sta portando alla disgregazione di una civiltà, quella occidentale.
E’ i
l tema centrale dello spettacolo: Cassandra, la quale durante l’assedio di Troia dice ai Troiani di non far entrare quel cavallo “troppo grande per le nostre porte”, comprende che quel cavallo era un falso dono, ma nessuno dei Troiani la ha ascoltata; lo hanno portato dentro e la città è stata distrutta. L’idea di Massimo Fini e mia è quella di raccontare come la civiltà contemporanea, nella quale l’economia è diventata la struttura portante della società stessa, e che precedentemente aveva tutt’altra struttura, abbia introiettato, portato dentro, una sorta di cavallo di Troia: ciò che noi occidentali abbiamo portato dentro, questo cavallo meraviglioso che abbiamo considerato un grande dono, è il falso mito di una società tecnologica, che dovrebbe soddisfare e regalare felicità a tutti. Questa visione della realtà si sta dimostrando un cavallo di Troia che sta portando alla consunzione di una civiltà, quella occidentale. Stiamo perdendo la memoria, le tradizioni, il ricordo del mito fondativo, non c’è più l’essenza della comunità sociale, non c’è più partecipazione, ovviamente con le dovute eccezioni: siamo purtroppo davanti alla disgregazione di un mondo, il nostro, esattamente come è stato disgregato e distrutto il mondo di Troia. Questo non vuol dire la fine del mondo, vuol dire semplicemente che una civiltà, costruita faticosamente e con grande energia da intere popolazioni e in tanti secoli, sta finendo. Non si vuole essere catastrofici: è semplicemente una presa d’atto. Sappiamo che è così. Stiamo vivendo in questo momento. Questo è il messaggio contenuto nello spettacolo Cassandra o del tempo divorato.

Nei secoli gli dèi hanno perso il loro potere e Apollo, che si vendica di Cassandra rendendola una profetessa inascoltata, è passato di moda. Fino alla metà del secolo scorso, le donne scomode venivano rinchiuse nei manicomi e fatte passare per pazze. Anche la Torre di Londra oggi è solo un museo.  Eppure, ancora oggi, la verità è scomoda e Apollo ha solo cambiato veste, come Al Pacino alla fine del film L’Avvocato del Diavolo. Ma la trama, da Omero ad oggi, resta invariata: siamo sempre affascinati da cavalli di Troia che soddisfano la nostra smisurata avidità e arroganza, rendendoci ciechi. Ma non come il vate Tiresia. Noi siamo solo ciechi.

Hypatia

Cassandra, o del Tempo divorato

19 luglio 22:00 – 23:30

con Elisabetta Pozzi
Drammaturgia, regia e interpretazione
Elisabetta Pozzi

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