Al Lunga Vita Festival, Maddalena Crippa e Moni Ovadia sono gli artisti scelti da Sergio Maifredi, per la tappa romana, il 17 luglio all’Accademia Nazionale di Danza, del progetto Odissea Un Racconto Mediterraneo. Sergio Maifredi, regista teatrale, fondatore e direttore del Teatro Pubblico Ligure, nomade del teatro, ha scelto di raccontare un viaggio, quello di Odisseo, attraverso uno spettacolo itinerante che, raccontato da moderni aedi, ci restituisce il racconto omerico com’era originariamente: destinato ad una lettura pubblica.

Abbiamo parlato di questo progetto direttamente con il suo ideatore, Sergio Maifredi.

Odissea – Racconto Mediterraneo: 24 canti e 24 moderni cantori. Con quale criterio li ha scelti?
Li ho scelti pensando alle persone che il pubblico avrebbe avuto voglia di ascoltare mentre raccontavano una storia e, soprattutto, le note a margine di quella storia. Quindi, non solo l’attore puro di teatro, anche se ce ne sono, come nel caso di Maddalena Crippa, una grandissima attrice di teatro. Parlo però di artisti come Paolo Rossi, Roberto Vecchioni, Vinicio Capossela, moderni cantori che il pubblico ha sicuramente voglia di ascoltare. Quindi non solo leggere dei bei pezzi o raccontare una bella storia, ma raccontare anche perché per me è importante quella storia. Quindi abbiamo 24 cantori diversi, 24 punti di vista diversi, 24 ricerche diverse che ognuno di loro ha fatto con la propria personalità. È quindi un grande arricchimento. Oggi noi abbiamo coscienza del fatto che queste storie, che si sviluppano in momenti diversi, sono state riunite attraverso una sorta di montaggio. Il mito delle Sirene, il mito del Ciclope, il mito del soldato che ritorna, già esistevano. Poi c’è stato momento dell’umanità in cui queste storie sono state riunite, attraverso un montaggio con il quale sono state scelte delle parti a discapito di altre.Un po’ come è accaduto con i Vangeli apocrifi e quelli canonici: le storie erano davvero molte, per cui la difficoltà non era raccontare una storia quanto selezionare cosa raccontare e secondo quale punto di vista. Il passaggio successivo, quello che ha fatto Omero o coloro i quali si celano dietro questa figura, è stato quello, ad un certo punto, di codificare questi racconti. È stata una vera e propria operazione di montaggio. Nel caso dell’Iliade, ad esempio, sono stati presi in esame solo gli ultimi cinquanta giorni della guerra di Troia, non 10 anni di guerra. E ci si è concentrati sulla lite tra Agamennone e Achille. Nell’Odissea, non si racconta il viaggio di Odisseo, perché tutto è già avvenuto. In realtà quello che accade è che Odisseo parte dell’isola di Calipso e Telemaco parte da Itaca per cercarlo. Pochi giorni dopo, Telemaco ritorno ad Itaca e così fa Odisseo. Dopo di che trascorre circa un mese prima che lui si organizzi per riprendere il trono. Il resto è quello che Odisseo racconta delle peripezie che ha compiuto negli ultimi dieci anni; sono flash back. Noi, grazie ad Odisseo che si fa cantore delle sue stesse gesta, apprendiamo cosa è accaduto, ma è la sua versione dei fatti.

Odisseo è un eroe. È un uomo astuto, di grande ingegno, bello, in grado di superare prove difficilissime. Però è anche bugiardo, ama il pericolo, in fondo è un bello e dannato. Soprattutto è violento e molto vendicativo. E’ anche questo che recuperiamo di questa figura?
Secondo me, da quello che viene fuori leggendo attentamente i versi, ad esempio dove si racconta della strage dei Proci, è che siamo davanti ad una sorta di ritorno all’Iliade, con la sua ferocia e l’ira della vendetta: nel punto in cui viene descritto come vengono uccisi i Proci, sembra quasi di trovarsi davanti ad un film di Quentin Tarantino,
Odisseo è, secondo me, soprattutto un soldato. O, peggio ancora, un re contadino, che non ha nessuna intenzione di andare in guerra. Tuttavia conosce le armi: pensiamo alla gara con l’arco, quest’arma micidiale che lui ha e che solo lui sa usare; ed è un arco da caccia, più che da guerra. Siamo comunque in presenza di una civiltà che sa uccidere. Odisseo, infatti, si mostra sublime in battaglia e nello scontro con i Proci. Come marinaio, invece, è pessimo: passa da un naufragio all’altro.

Nell’Iliade abbiamo questo sublime affresco degli ultimi cinquanta giorni della guerra di Troia, con tutti gli eroi presenti insieme. Non c’è un solo protagonista, ma una coralità, in una sorta di prima guerra mondiale, dove si scontrano non Greci e Troiani, come noi diciamo per semplificare, ma due coalizioni: Europa e Asia.
Il passaggio successivo è un viaggio soggettivo, è quello di Odisseo: non c’è più una coralità, abbiamo un protagonista unico che ci racconta la storia attraverso un unico punto di vista, il suo. Mentre noi spettatori rimaniamo in attesa di sapere quale sarà la fine di Odisseo. La cosa affascinante è che sono due poemi aperti: l’Iliade non finisce con lo stratagemma del cavallo, che non viene raccontato nell’Iliade, così come l’Odissea non finisce con un ritorno ad Itaca. L’Odissea lascia intendere un secondo viaggio che Odisseo dovrà fare, per terra, che è quello che gli ha profetizzato Tiresia. Calvino diceva che Telemaco partì alla ricerca non tanto del padre quanto del racconto mancante. Conosciamo la fine di altri personaggi che vengono coinvolti nella guerra di Troia, ma manca il racconto del ritorno di Odisseo: Telemaco va alla ricerca di questo.

Ulisse continua il suo viaggio attraverso Joyce, attraverso Kavafis, attraverso tantissimi autori, per cui la sua storia continua. C’è un bellissimo scritto anche di Giovanni Pascoli su Odisseo, un mito che continua ad essere rielaborato. Iliade ed Odissea sono due poemi laici, contrariamente alla Bibbia e al Corano, quindi non pretendono di dire una verità univoca. L’Odissea, pur essendo un testo fondativo della nostra civiltà, è pieno di dèi: il politeismo dà più libertà del monoteismo. Il monoteismo, essendo appunto “mono”, vuol dire che non hai altre soluzioni e si contrappone, come tale, di un altro monoteismo. Nella teologia dei poemi omerici, invece, c’è una grande confidenza con gli dèi. Gli dèi hanno molti aspetti umani e gli umani hanno molti aspetti divini. Ma non si è mai fatta una guerra in nome dei poemi omerici, mentre si sono fatte guerre in nome del Corano e della Bibbia. Anche la Bibbia è un insieme di storie ma ha questa pretesa di essere l’unica a dire la verità. Qui, invece, siamo semplicemente di fronte ad un insieme di storie.

Odisseo è un esule. Oggi l’esilio è una pena che non viene più comminata, eppure siamo davanti a milioni di esuli volontari. Dopo circa tremila anni, quale Odisseo viaggia nel Mediterraneo?
Dal mio punto di vista Odisseo non è un esule, è un condottiero che ritorna e cerca di restaurare uno status quo. Un esule è Enea, che fugge da una città in fiamme. Odisseo no. Compie, suo malgrado, un viaggio, ma verso comunque un ritorno.

Hypatia

 

Martedì 17 luglio
“Odissea Un Racconto Mediterraneo”
Progetto e Regia di Sergio Maifredi
Produzione Teatro Pubblico Ligure

Ore 20:00 Moni Ovadia in “La gara dell’arco”  – Canto XXI dell’Odissea
Ore 22:00 Maddalena Crippa in “Penelope” – Canto XXIII dell’Odissea

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