La X edizione del NOpS Festival, vetrina dedicata alle realtà teatrali emergenti, prende il via il 17 giugno al Teatro Tor Bella Monaca. Ideato da Nogu Teatro, ha trovato nell’Ex Mercato di Torre Spaccata, grazie al supporto di Marco Marinelli, al Teatro Tor Bella Monaca, e grazie alla sensibilità e alla lungimiranza del Direttore Artistico Alessandro Benvenuti, la giusta attenzione che meritano le nuove generazioni del panorama teatrale italiano. Il Festival sarà corredato da progetti collaterali che integreranno la proposta anche nei confronti del pubblico, a partire dalla cena con la compagnia a fine spettacolo, fino ad arrivare a dei veri e propri percorsi guidati di visione e a sperimentazioni attive in “non luoghi” come l’ex mercato di Torre Spaccata, che ospiterà alcuni interventi performativi.

Abbiamo cercato di capire, grazie ad Ilaria Manocchio, fondatrice di Nogu Teatro e una delle anime del Festival, cos’è NopS, e perché non è semplicemente una vetrina di nuove drammaturgie. Ilaria, come nasce il progetto NOpS e qual è la sua missione? Il NOpS Festival nasce come osservatorio del contemporaneo a 360 gradi. Non solo nell’ambito puramente artistico, ma con l’attenzione verso ogni tassello necessario affinché l’atto teatrale si compia, coinvolgendo operatori, critici e pubblico. È da questo studio del panorama che siamo partiti, per supportare e indirizzare le giovani compagnie e per riportare lo spettatore ad essere parte attiva. Il NOpS è il germe di una nuova comunità teatrale, che ci auguriamo possa continuare a crescere fornendo sempre nuovi stimoli. Quali traguardi ha raggiunto NOpS in dieci edizioni e quali nuovi obiettivi si prefigge? Se pensiamo che ad ogni edizione vengono coinvolti in media 40 artisti, quest’anno il festival raggiungerà il traguardi dei 400 artisti, e non sono pochi. Il nostro lavoro, poi, non si limita all’organizzazione degli spettacoli, ma si sviluppa principalmente nell’accogliere, per tutta la durata della manifestazione, ogni artista all’interno di una grande famiglia. Vogliamo continuare a dare ai partecipanti la possibilità di sentirsi parte di un contesto teatrale stimolante, in cui la sinergia e la creatività siano i pilatri su cui basare il lavoro “artigianale” che abbiamo intrapreso, facendo tesoro degli incontri e degli scambi. Nops quindi vuole essere un percorso di crescita, grazie agli scambi tra attori, tecnici, stampa specializzata e, soprattutto, il pubblico. Crescita di tutte le parti coinvolte, compreso il pubblico, che è parte integrante dell’esperienza e del quale il teatro, per sua natura, non può fare a meno. Questo, inserito in un contesto di decentramento culturale, può e deve diventare un punto di forza nel processo di riqualificazione delle periferie. Tutte le persone che, a vario titolo, stanno da anni operando in questo campo, abbandonati spesso dalle Istituzioni, dimostrano con le loro azioni concrete e con i loro piccoli e grandi successi, che la lamentela non paga, l’impegno e la cultura sì. Ne abbiamo parlato con Filippo D’Alessio, Direttore del Teatro Tor Bella Monaca, per cercare di capire, da chi lavora in prima linea nel mondo del teatro, cosa si sta muovendo in un settore che è in crisi per definizione. Filippo, quali sono le potenzialità dei teatri di cintura e cosa possono offrire ad una città grande ma caotica come Roma?

I Teatri oggetto della domanda sono oggi Teatri in Comune e approdano in un nuovo sistema promosso e coordinato dal Teatro di Roma. Perdono quelle caratteristiche di Teatri di Cintura e assumono, nella programmazione e nella gestione, una propria autonomia, con una loro direzione artistica. Questa metamorfosi li mette al centro di una strategia che si basa sulla capacità di ogni struttura di intervenire nel tessuto culturale dell’intera città, partendo dalle realtà nelle quali incidono. Cosa ne pensi di questo progetto che coinvolge ben nove teatri, tra i quali anche quello che tu dirigi? Il nuovo sistema che vede il Teatro di Roma coordinare e promuovere l’attività in autonomia dei Teatri sta muovendo i primi passi e dovrà maturare una progettualità in grado di rispondere agli indirizzi che sono stati affidati dalla delibera 126 del 2016 di Roma Capitale. La rete dovrà costituirsi su basi di condivisione strategica e di politiche culturali che dovranno trovare dei tavoli di confronto che ad oggi sono stati appena istituiti. Solo dopo un attento confronto sulla validità e sul percorso del sistema potranno essere costruite le basi di un “comune” agire. I numerosi festival che si stanno svolgendo in questo periodo in tutta Italia, e che hanno già una storia alle spalle, rappresentano un ferile terreno di scambio e confronto per le realtà teatrali disseminate sul territorio nazionale. Nuovi progetti stanno crescendo e prendendo forma, come quello che vede coinvolto il Teatro di Roma. Della crisi del teatro scriveva già Silvio D’Amico, eppure il teatro continua ad appassionare persone di ogni età, sopravvivendo al cinema, alla televisione, e, sicuramente, sopravviverà anche ai social. Non si parla di cultura, si fa cultura. Anche con il teatro.

Alessia de Antoniis

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