Continua la V edizione del festival Dominio Pubblico_la città agli Under 25 che si svolgerà dal 29 maggio al 6 giugno al Teatro India – Teatro di Roma.

Generazione M_Lavoratori Mutanti è il titolo della V rassegna del festival Dominio Pubblico, che quest’anno prende ispirazione proprio dalla condizione precaria dello spettacolo dal vivo e di tutti i lavoratori moderni.

Lunedì 4 giugno, si alterneranno due spettacoli di Betta Cianchini, Gatto Randagio, alle 21:00, e Sono Talmente Precario Che Vado Di Moda, alle 21:30. A seguire Raep_Racconto Del Presente, di Tiziano Panici e Mauro Santopietro.

Betta Cianchini e Tiziano Panici ci hanno raccontato come nasce il loro lavoro teatrale.  Alan Bianchi e il suo meraviglioso cuore blu, sono invece i protagonisti della nostra intervista video, per vedere in anticipo la scenografia di uno degli spettacoli di questa tappa del Festival.

Betta,qual è il percorso che ha portato alla stesura dello spettacolo Gatto Randagio e perché è stato inserito all’interno della rassegna Dominio Pubblico, la città degli under 25? Gatto Randagio nasce all’interno del progetto Ferocia, spettacolo teatrale il cui sottotitolo è “fateci smettere questo spettacolo”. Ferocia è uno spettacolo che è arrivato a contenere 19 storie di donne e di uomini. Gatto Randagio fa parte della raccolta di storie maschili. Già anni fa ho iniziato a scrivere di uomini e per uomini, perché penso che la battaglia contro la violenza sulle donne vada combattuta da uomini e donne insieme. Spesso si commette l’errore di considerare la violenza sulle donne solo dal lato femminile. Ho collaborato con il Centro Ascolto Uomini Maltrattanti, il CAM, al quale si rivolgono gli uomini che sentono il bisogno di farsi aiutare. Il lavoro del CAM è fondamentale perché ci consente di vedere che cosa accade dal lato maschile. Questo è l’ambiente in cui nasce Gatto Randagio, monologo che tratta di un giovane ragazzo che uccide la madre. E’ un aspetto importante da prendere in considerazione, perché sta aumentando la violenza contro le madri. Il testo che ho scritto, molto duro, rappresenta, nella descrizione del fallimento di un ragazzo, il fallimento di tutti noi. Quel ragazzo è violento perché le persone adulte della sua vita non hanno prestato attenzione alle sue fragilità, alle sue richieste di aiuto. È molto facile dire io quel ragazzo lo prenderei a schiaffi. Davanti a determinati omicidi, di cui parlano le cronache, che vedono coinvolti ragazzi o gruppi di ragazzi, spesso la reazione è quella di chiedere il massimo della pena, considerandoli solo un branco di bestie. Le reazioni delle persone sono sicuramente comprensibili e giustificabili. Il problema è che i ragazzi che compiono azioni orribili sono figli di quella parte di società malata che non mette i ragazzi in condizione di essere figli come tanti altri. Spesso, fuori dalle scuole, il linguaggio che ascoltiamo è greve e prevede la bestemmia. A me interessava capire cosa si nasconde dietro quell’astio. Il ragazzo del racconto, ad un certo punto dice: a ma’ non me lo dovevi dire che io faccio schifo. La mancanza di strumenti che caratterizza questi ragazzi, è frutto della nostra incapacità di dare loro una famiglia diversa. Quando porto il mio spettacolo nelle scuole, entro in ambienti brutti, spesso fatiscenti, con parolacce, insulti e bestemmie scritte sui muri e nessuno che provvede a rimuoverle. I ragazzi che entrano nelle nostre scuole, spesso sentono il bisogno di delinquere. Cercano la bellezza ma intorno non ne hanno e usano i mezzi che vengono offerti loro per trovarla: alcol e droga per andare fuori di testa. Ciò non vuol dire giustificarli, ma cercare di capire cosa si nasconde dietro determinati comportamenti. Per questo le parole usate in scena da questo gatto randagio, sono parole crude e forti. È lui stesso a chiamarsi così, perché è il modo in cui lo chiama sua madre. Il suo linguaggio è in realtà un disperato grido di dolore nel vano tentativo di essere ascoltato da suo padre e da sua madre.

Tu firmi anche lo spettacolo che va in scena subito dopo, Sono talmente precario che vado di moda. Come si inserisce in questo contesto?
Il discorso sul precariato fa parte delle cause di questo disagio familiare, perché tra i giovani è radicata l’idea che in questa società trovi un buon lavoro solo se hai una famiglia alle spalle che ti aiuta. Un gatto randagio sa che non sarà nessuno. Questo è un altro dato importante, perché ci sono tanti ragazzi che non cercano più lavoro. Per alcuni di loro, che vivono la strada, vendere fumo e venderlo bene è già qualcosa: vuol dire essere stimati e riconosciuti. La consapevolezza di non avere alternative, fa rimanere molti ragazzi in una sorta di limbo. E la violenza arriva nel momento in cui pensiamo non ci sia più nessun’altra possibilità.
Ci sono poi i ragazzi annoiati, che avrebbero moltissime possibilità, che hanno la ricchezza di una famiglia alto borghese, ma che in realtà non hanno niente perché non viene insegnato loro a costruirsi un futuro.

Il “gatto randagio” in scena questa sera al Teatro India è il giovane Tiziano Panici, che abbiamo raggiunto telefonicamente.

Tiziano, qual è stato il tuo rapporto con questo testo? Quello che trovo davvero interessante della scrittura di Betta Cianchini è la leggerezza e l’ironia che emergono dai suoi testi crudeli e difficili: lei riesce a trasformare personaggi crudeli e violenti, come accade ad esempio in Ferocia, in personaggi dei quali riesci a vedere la fragilità e l’umanità. Non tanto attraverso il dramma quanto attraverso l’ironia. Questo accade anche per Gatto Randagio, dove entri in empatia con il protagonista: ti trovi davanti ad un sociopatico, ma non può non volergli bene.
Portando in scena questo personaggio mi sento travolto dalla sua energia terrificante, che ti permetterebbe di essere capace di fare qualsiasi cosa: questo è quello che vorrei arrivasse al pubblico, quella sensazione di pericolo che deriva dalla consapevolezza che basta un secondo per commettere un’azione di cui tu non sei neanche più cosciente. Non si tratta, però, di un raptus improvviso, bensì di una volontà che viene soffocata e che, alla fine di un percorso ben preciso, esplode. La compressione della rabbia e della frustrazione sono quei fattori che, uniti alla legge della strada, il cui unico linguaggio è la violenza, generano la ferocia alla quale sempre più spesso assistiamo.

La spettacolare scenografia è opera dello scultore Alan Bianchi, il cui cuore è stato esposto al Macro di Testaccio, al carcere femminile di Rebibbia, a Radio Rock ed ora al Teatro India, dove è al centro della rappresentazione site specific Gatto Randagio. Proseguirà poi il suo viaggio per approdare al MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz – il terzo museo di arte contemporanea di Roma.

Potete conoscerlo direttamente sul nostro canale youtube.

Alessia de Antoniis

Please follow and like us:
Facebook
Twitter
Google+
https://www.tickit.it/2018/06/04/4-giugno-gatto-randagio-betta-cianchini-al-festival-dominio-pubblico">