Dall’ 1 al 3 giugno i ragazzi del Laboratorio Piero Gabrielli accoglieranno un bellissimo pedone colorato. Il mondo non è bianco e nero, ma composto di infiniti colori. Ed è proprio un colore a fare il suo ingresso su una rassicurante, ma in fondo irreale, scacchiera. A dieci anni dal suo debutto, dall’1 al 3 giugno al Teatro Argentina, i giovani attori del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, riportano in scena Il Pedone Rosso, metafora per affrontare il tema dell’integrazione tra ragazzi con e senza disabilità e che, attraverso le leggi che regolano il mondo degli scacchi, mette in scena la discriminazione umana. Il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli è un progetto che dalla sua nascita ad oggi, ha coinvolto 277.672. E’ una realtà che dal 1995 fa scuola sul tema dell’inclusione attraverso il teatro ed è stata fra le prime esperienze italiane nell’ambito del teatro sociale. Il rapporto che sono riusciti a creare con la scuola è tale, che la maggioranza delle attività si svolgono all’interno degli orari curricolari e in collaborazione con tutti i docenti. Il limite fisico, sociale, psichico o di qualsiasi altra natura, in scena diventa un’occasione creativa per mettere in pratica il principio di inclusione che da molti viene sbandierato come un vessillo, ma che spesso rimane tale. In quest’ottica, il Teatro di Roma, da sempre sensibile alle problematiche inerenti la disabilità, attraverso il Laboratorio Piero Gabrielli vuole contribuire alla realizzazione di una comunità accogliente ed inclusiva, nella quale chiunque possa realizzare esperienze di crescita individuale e culturale, con l’obiettivo di creare uno spazio in cui le differenze possano convivere e diventare una ricchezza. L’obiettivo del laboratorio è quello di promuovere un percorso di integrazione tra i ragazzi attraverso lo strumento teatrale, coinvolgendo professionisti del teatro e istituzioni diverse. Durante le prove, abbiamo raggiunto Roberto Gandini, attore e coordinatore artistico del Laboratorio, e regista dello spettacolo. Roberto, qual è la storia di questo laboratorio teatrale? E’ un progetto che nasce dall’idea della persona a cui è dedicato, Piero Gabrielli. Era un uomo di grande cultura, ma anche dotato di molteplici capacità, che nella vita aveva fatto mille mestieri. Fondò l’associazione Mille Bambini a via Margutta, perché aveva un figlio con disabilità. La sua fu un’idea provocatoria, ma che si rivelò vincente. Per un breve periodo il laboratorio fu sospeso; tornò ad operare con la prima giunta Rutelli e da allora non si è più fermato. Come vengono coinvolti i ragazzi? I ragazzi arrivano al laboratorio tramite la scuola, perché uno dei nostri partner è l’Ufficio Scolastico Regionale. Attraverso il teatro riusciamo a realizzare un’integrazione fattiva, che nella scuola spesso si rivela difficile, soprattutto perché ci sono programmi ministeriali che vanno svolti. L’idea del Pedone Rosso come è nata? Abbiamo voluto riprendere questo testo perché è uno dei più emblematici, che riassume un po’ la nostra natura e il senso della nostra missione. Era il decennale e abbiamo deciso di riportare in scena il nostro classico. Quasi sempre i testi nascono avendo in mente chi li reciterà. Cosa accade invece se noi facciamo recitare una pièce a persone per le quali non è stato scritto? Questa è stata la scommessa. Tenete presente che la metà dei ragazzi che andranno in scena, è la prima volta che salgono su un palcoscenico e lo fanno “nientepopodimenoché” al teatro Argentina di Roma. Ci è sembrata una bella sfida e, se dovessimo riuscire a farlo funzionare, questo nostro pedone sarà una bella soddisfazione.

Hypatia di Alessandria

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