Al Teatro Lo Spazio fino al 27 maggio l’ultimo lavoro di Betta Cianchini

Fino al 27 maggi va in scena al Teatro Lo Spazio Sono Partita di Sera, un testo scritto da Betta Cianchini che racconta, in punta di piedi, una Gabriella Ferri conosciuta solo da pochi. E’ la Gabriella che emerge dal libro Sempre di Pino Strabioli e che Valentina Di Giovanni porta in scena senza pretendere di imitarla, ma donandoci la possibilità di ricordarla. Lo fa con la sua bellissima voce, che non ci ridà quella di Gabriella, ma ci trasmette il suo cuore, le sue paure, le sue incertezze, il suo sentirsi sempre inadeguata nonostante il suo successo, come quando scappò dal Sistina di Roma perché aveva paura di affrontare il pubblico di un teatro così famoso.

In teatro abbiamo chiacchierato con Betta Cianchini, autrice del bellissimo testo.

Betta perché il nome di Gabriella Ferri non appare nel titolo?  Perché mi sono avvicinata a questa grandissima artista in punta di piedi, con molto rispetto, e mettere il suo nome nel titolo mi avrebbe dato l’impressione di usarla. C’è scritto, in piccolo, dopo il titolo, “Omaggio a Gabriella Ferri” e questo è ciò che faccio con tutto il cuore.

Cosa ti ha portato a scrivere uno spettacolo su Gabriella Ferri?  E’ stata Valentina De Giovanni. Lei ha una voce meravigliosa, come quella di Gabriella, e aveva già cantato le sue canzoni durante lo spettacolo Dignità Autonome di Prostituzione di Luciano Melchionna. Valentina ha iniziato a pensare di portare in scena non solo le canzoni di Gabriella ma anche la sua storia, soprattutto quella meno conosciuta. Siamo partite dal libro di Pino Strabioli, che si intitola Sempre, e che è stato una rivelazione, perché ho scoperto una parte di Gabriella che non conoscevo. In realtà, le notizie su questa grande artista sono poche. C’è un documentario molto interessante di Minoli, realizzato per Raidue molti anni fa e poco altro. Quindi abbiamo utilizzato il libro di Strabioli, che contiene disegni, scritti e poesie della stessa Gabriella e davanti a noi si è aperto un mondo. Il mondo di Gabriella Ferri, diverso dalla bella donna truccata da pagliaccio, graffiante, con atteggiamenti che la facevano apparire una donna aggressiva, sfrontata, sfacciata. In realtà era una piuma leggera leggera, candida, timorosa, paurosa, che si sentiva sempre a metà. Ricorrono spesso, nei suoi scritti, frasi come queste: mi sento sempre a metà, ho il cuore a metà.

Cosa ti ha colpito maggiormente di lei? La sua fragilità. Una fragilità così forte che l’ha tenuta distante dal mondo nel quale aveva iniziato a vivere e che poi l’ha portata a rifugiarsi fuori Roma. Quando parlava del suo primo matrimonio, diceva che c’era troppa superficialità, troppa etichetta e che per lei le etichette erano quelle dei vestiti. Nel libro di Strabioli si leggono alcuni suoi appunti, dove dice: “Pasolini era il grugno più brutto del mondo; Fellini me voleva al circo; la Magnani c’aveva l’occhi che scintillavano; Mina mi veniva a prendere sulla Tuscolana”. Ma, in fondo, è sempre rimasta la ragazza di Testaccio che vendeva le lamette. Mi ha colpito la fragilità che si trova nei suoi scritti ed è un suo lato che non immagineremmo mai.

Betta, come sei arrivata, partendo dal metodo Strasberg in Canada, al teatro impegnato che continui a portare in scena? Da piccola ho vissuto all’estero e ho sperimentato una diversa concezione della recitazione: mi dicevano “in scena non recitare, ma parla”. Quando sono tornata in Italia, quello che molto spesso mi dicevano era “non parlare, recita”. Da lì ho iniziato a lavorare soprattutto su delle cose che mi interessavano. Parto dal sociale, ma soprattutto dalle storie di vita delle persone comuni. Quindi faccio delle mini chieste e scrivo partendo da quello che recepisco, da quello che le persone mi tasmettono.

 

Hypatia di Alessandria

Roma, Teatro Lo Spazio, dal 24 al 27 maggio 2018

Valentina De Giovanni in: Sono partita di sera, di Betta Cianchini.

Alla chitarra: Gabriele Elliot Parrini.

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