Nel centenario della Grande Guerra, Francesco Bonomo rivisita De Roberto.
Tick!t Spettacoli ha incontrato al Teatro Argot Studio Francesco Bonomo, che ci ha parlato di questa sua esperienza teatrale.
Sarà in scena, per la prima volta a Roma, al Teatro Argot Studio dal 15 al 20 maggio,  La paura, dal racconto di Federico De Roberto. Protagonista Daniel Dwerryhouse. Regia e adattamento sono affidati a Francesco Bonomo, che indaga con grande abilità, la sofferenza di chi è sopravvissuto alla Prima Guerra Mondiale.
L’episodio descritto da De Roberto viene utilizzato da Francesco Bonomo per indagare le lacerazioni dell’animo umano di fronte ad uno dei momenti più strazianti per ogni soldato di ogni guerra: ubbidire ad un ordine sbagliato. A cento anni di distanza intendiamo raccontare di come la paura di un nemico invisibile, a volte dislocato a solo pochi metri di distanza, la regressione dell’uomo provocata dai brutali turni in trincea, i lunghi periodi di inazione, il rumore assordante e incessante dell’artiglieria, l’odore della morte, le condizioni estreme della guerra d’alta montagna, il calpestare i corpi dei caduti stratificatisi all’interno dei camminamenti, divenne nella Grande Guerra dimensione quotidiana.
Bonomo racconta di aver scelto di rappresentare questo racconto dal punto di vista del Tenente Alfani che, come tanti al ritorno dalle trincee, non è più in grado di vivere nella realtà a causa del trauma provocato dal suo vissuto al fronte ed incarna, nella sua rilettura uno dei tanti reduci che venivano chiusi nei manicomi di stato. Egli si trova in una strana dimensione in cui vive e descrive allo spettatore il suo stato d’animo e i suoi pensieri in un luogo non ben definito: uno spazio bianco, neutro, uno spazio della mente. Quando la sua narrazione diviene concreta e i suoi ricordi si impossessano del presente darà voce ai soldati del plotone, li farà vivere in una sorta di presente. I soldati dipinti da De Roberto ed evocati nello spettacolo da Alfani sono stati ampliati per dare spazio a dei momenti di vera e propria testimonianza per mezzo di lettere originali spedite dal fronte della Prima Guerra Mondiale. Il protagonista è specchio dell’eterogeneità di pensieri e di sentimenti che investono lui e i suoi uomini, da solo incarna i molteplici caratteri, dialetti, luoghi di provenienza del soldato italiano sul fronte alpino della Grande Guerra. La scelta di un personaggio unitario diviene così un’eco di quell’unità che de facto si è costruita per l’Italia in occasione della Prima Guerra Mondiale.

Alessia de Antoniis

 

 

 

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